Trilogia di Harm
Fantasy spirituali
Maura Tesconi Greco di Valdina
(Il Fuoco Freddo di Harm, Le Signore dell’Acqua, La Luna Viola del Kemìr)
NUOVA EDIZIONE ELETTRONICA (e-book)
Il Fuoco Freddo di Harm (Vol. I)
In questo primo episodio della Trilogia di Harm, il lettore è catturato da un incredibile groviglio di messaggi misteriosi, d’incontri inquietanti all’apparenza casuali, e dai primi palpiti di una storia d’amore, sullo sfondo di una New York degli anni ’80, tanto che, all’inizio, egli ignora, nonostante l’atmosfera surreale della trama, di essere già intrappolato in un viaggio fantastico che non lo lascerà più libero di vedere le cose con gli stessi occhi.
Sì, perché questo è lo stile dell’autrice: proporre in sordina un intreccio narrativo di fattura calcolata, denso di simboli, in grado di veicolare nel profondo dell’anima e della coscienza del lettore, contenuti sapienziali, balsamici e iniziatici.
Un gioco di manoscritti, un anello d’inestimabile valore, un alano nero, un leopardo dagli occhi di ghiaccio, una giovane donna in cerca di salvezza, uno scrittore innamorato, un ladro di gioielli… e poi tutto si capovolge.
La storia ci porta via dalla New York vintage della prima parte del libro, e ci catapulta nella terra buia e fredda di Harm, illuminata solo da un enorme fuoco, freddo e azzurro, fonte di straordinari poteri e meta di leggendari quanto mistici pellegrinaggi. In quella dimensione remota, tutto è intriso di virtù, di magia, di fascino arcano. Ed incontriamo il male nella sua forma più innocua all’apparenza…
Nella Trilogia di Harm, l’autrice dedica molto del suo lavoro alla creazione della rappresentazione narrativa del male, delineando un personaggio che condurrà il lettore, attraverso l’intera cornice della serie, alla scoperta del proprio ego e di molti di quegli atteggiamenti – appunto innocui all’apparenza – che, invece, sono il veicolo primo di concretizzazione del male.
Infine, coinvolti in ricerche, lutti e sacrifici, ci abbandoniamo ad un finale che, sin dal principio, mirava a deliziarci con il climax della sua forma calibrata.
Perché l’autrice è, innanzi tutto, una professionista della parola, quanto un’abile conoscitrice dell’animo umano e dei suoi meandri.
Il lettore viene dunque condotto per mano e, distratto dalle vicende e dalle atmosfere, viene iniziato ad un sentire interiore che, negli episodi successivi, lo renderà sempre più assetato.
Il Fuoco Freddo di Harm ci è proposto come romanzo della Speranza ma, come il pubblico avrà modo di scoprire addentrandosi nella lettura della trilogia, anche questo suo punto di vista è destinato ad evolversi.
Presentazione a cura dello staff promozionale dell’Autrice
E-book: 8,41 euro
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Quarta di copertina de “Il Fuoco Freddo di Harm”
New York, 3 gennaio 1986.
Lo scrittore Jack Woods è soddisfatto per l’uscita del suo libro “L’Araba Fenice”. Sebbene si renda conto dell’impossibilità d’incontrare una donna che assomigli perfettamente alla protagonista, il giovane deve fare presto i conti con la realtà. Non solo la creatura della sua immaginazione esiste, ma si catapulta anche nella sua vita, per dimostrargli quanto il racconto sia fedele alle vicende che ella ha davvero vissuto.
Se da un lato l’incontro è quanto di più piacevole per Jack, ciò che egli scopre sulla donna lo mette, invece, in una posizione assurda: ella, infatti, è originaria di una dimensione remota, Harm, nella quale deve fare ritorno al più presto, in cerca di salvezza. Jack, innamorato di lei, non può che offrirle il suo aiuto in quello che si preannuncia un viaggio incredibile.
Intanto, un affascinante ladro di gioielli organizza il furto di un anello d’inestimabile valore, un anello a forma di Araba Fenice che nessuno, a questo mondo, pare aver mai… creato.
Il mondo sottile, la dimensione lontana li attende. Nella terra buia e fredda di Harm, illuminata da un enorme fuoco, freddo e azzurro, posto sulle colline, meta di leggendari, surreali quanto mistici pellegrinaggi, tutto è intriso di virtù, di magia, di fascino arcano, e nulla, ma proprio nulla, per legge è una coincidenza… casuale.
Tuttavia le insidie di Harm non tarderanno a mettere a dura prova i visitatori terrestri.
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Le Signore dell’Acqua (Vol. II)
Le atmosfere proposte nel secondo episodio della Trilogia di Harm sembrano, dal principio, lontanissime dalla nostra quotidianità; ma, neanche a dirlo, il lettore scopre immediatamente che l’andirivieni fra le Cinque Terre e il nostro pianeta, già iniziato ne Il Fuoco Freddo di Harm, è tutt’altro che terminato e promette, invece, un sempre maggior coinvolgimento della Terra nelle vicende della dimensione sconosciuta.
In questo episodio incontriamo, infatti, una bellissima quanto malinconica e addolorata Crissi, addormentatasi sulla Terra in una notte di lacrime, e risvegliatasi nella magica terra di Fanzàgo, alla corte di un giovane Re Caleb, intenzionato a farne la sua sposa. E incontriamo il detective A.J. Melrose, arrivato dal Maine tre anni prima…
Sebbene le scritture di Fanzàgo promettano felicità e giustizia, è senza dubbio l’eterna giovinezza dei suoi abitanti a portare ben presto l’attenzione del lettore sui poteri dell’acqua magica e tiepida di quel remoto regno.
Nonostante l’inizio di una storia d’amore, nonostante un’inquietante città dai tetti completamente neri, nonostante l’arrivo o il ritorno del male, nonostante un efferato omicidio e una fuga fino alla spettacolare fortezza posta fra le alte vette innevate del Courter, ciò che il lettore comincia a richiedere, e a ricercare nella lettura, è un sottile e profondo, mistico ed allettante senso di appagamento interiore, cui l’autrice ci ha abituati nel primo volume della serie, così che solo l’incontro con le Quattro Signore di Warmwater comincia a placarne la sete.
Perché tutto, per l’autrice, è un pretesto per parlare di cose dell’Anima, veicolate e nascoste sotto strati di simboli e di allegorie.
E l’acqua delle Signore certamente non tarda a svelare i suoi misteri, conducendo il lettore a credere di intuire la conclusione della storia, finché, invece, egli non dovrà, a sua volta, stupirsi e deliziarsi della conclusione cui l’autrice conduce il protagonista.
Sì, perché in questo episodio si lascia indietro la Speranza come un ultimo male nel vaso del mondo, quella Speranza cantata, invece, ne Il Fuoco Freddo di Harm, e s’incomincia a delineare, in modo sapiente e sottile, la supremazia della Fede del Cuore.
Come le Signore attendono nel loro giardino senza tempo, l’arrivo di una donna per sconfiggerne un’altra, così ci sorprendiamo ad attendere un finale di serie che, dopo Speranza e Fede, dia il vero senso al termine Amore, in questa trilogia che sembra contenere, svelare e poi celare di nuovo, subito dopo, le origini, i segreti e il destino del mondo, in un compendio insospettabile di simboli e contenuti spirituali e mistici.
Presentazione a cura dello staff promozionale dell’Autrice
E-book: 8,41 euro
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Quarta di copertina de “Le Signore dell’Acqua”
A Fanzàgo, magico e misterioso regno confinante con Harm, dalla Terra si arriva in cerca di giustizia.
Così, mentre tutti piangono la sua morte, Crissi si risveglia nel castello di Gravostone, per scoprire che a Fanzàgo la felicità è assicurata dalle antiche scritture.
Il giovane sovrano, Re Caleb, l’attende per farne la sua regina.
A corte si trova anche un altro terrestre, A.J. Melrose, amico e consigliere del re, il quale viene incaricato di occuparsi della giovane.
Intanto, Re Caleb si reca a Lilha, dove il Conte Sar, diretto erede al trono, ha ordinato che ogni tetto della città sia dipinto di nero in omaggio al colore preferito della donna che egli intende sposare…
Un improvviso delitto, una corsa attraverso il regno, una fortezza incastonata fra monti perennemente innevati, un vecchio saggio che dimostra solo trent’anni, e i due protagonisti scoprono segreti inaccessibili e incredibili prodigi, mentre tutto viene stravolto e ogni prospettiva è destinata a continui mutamenti.
Nel loro giardino incantato, quattro donne dai poteri sconfinati, attendono l’arrivo di una bambina… per il tempo che verrà.
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La Luna Viola del Kemìr (Vol. III)
Proprio quando il lettore incomincia a concepire la Trilogia di Harm come cosa fantastica, le cui atmosfere sono assai lontane dalla Terra, proprio quando i primi capitoli del terzo e conclusivo volume della saga lo conducono ad assaporare i caldi momenti del deserto, e l’intrigante sensualità dei padiglioni nella Grande Oasi del Kemìr, a nord delle Cinque Terre, ecco che i versi di un’antica ballata preannunciano un brusco ritorno sul nostro pianeta.
Proprio quando il Conte Kèf, giunto nel Kemìr, incontra la sua regina, dietro un paravento posto sul bordo di una piscina nascosta fra i tendaggi, proprio quando un ennesimo amore sboccia nascosto fra le pagine intrise di lutto, ecco che, di nuovo, tutto si capovolge e, questa volta, l’autrice lo provoca in modo eclatante, senza tuttavia attribuire alla cosa più peso del necessario, tra simboli presi direttamente dal Libro di Thoth, nella insolita piramide presentata come Cattedrale nel deserto. Perché ella ci propone immagini, significati e atmosfere, ci indica strade e sentieri, ma non ci impone mai lunghe conclusioni.
Così Dilaila, regina delle Terre, donna dai mille poteri, raggiunge New York in un freddo pomeriggio della vigilia di Natale. E incontra una vecchia conoscenza del lettore, che deve aiutarla nel ritrovamento di un oggetto, così prezioso da contenere il potere di liberare le Cinque Terre dal male, una volta per tutte.
Un misterioso scozzese, quartieri cinesi, simboli da decifrare, tutto corre e si rincorre in un intreccio narrativo di geniale ideazione, per chetarsi solo a… missione compiuta.
Mentre le scritture di Fanzàgo continuano a delineare gli accadimenti, mentre le Signore e il vecchio Esa si adoperano per applicarle e renderle comprensibili ai personaggi, mentre il lettore è preso dagli intrecci narrativi, dalle ipotesi di un finale di serie, dalla trasformazione che gli eventi producono sulle Terre stesse, ecco che l’autrice ci ripropone vecchi schemi mai veramente superati, così che, come nella vita, si riesca ad uscirne in modo utile e definitivo.
Pagine narrate con richiesta enfasi, si appiattiscono improvvisamente, in un momento riflessivo cui l’autrice conduce il protagonista, e si perdono fra passi lenti e l’osservazione disinteressata del mondo…
Ma la Fede, che il lettore ha imparato a conoscere nel secondo volume della trilogia, esige ancora le sue prove e i suoi sacrifici, affinché un personaggio per tutti, quello che maggiormente rappresenta il lettore e tutto il genere umano, si liberi dalla paura e incontri se stesso, per entrare davvero nell’Amore. Un Amore, questo, che ha il suo simbolo nell’amore di coppia, ma che si rivela come premio di Fede e forza primaria dell’Universo.
Finalmente, nelle ultime pagine, comprendiamo dove l’autrice volesse condurci sin dal principio, in questa saga proposta come fiaba educata, come specchio del mondo, come compendio di simboli e messaggi. Un ritorno a noi stessi, caldo come le dune del Kemìr, magico come Harm, profondo come Warmwater: un sentire diverso del Cuore.
Presentazione a cura dello staff promozionale dell’Autrice
E-book: 8,41 euro
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Quarta di copertina de “La Luna Viola del Kemìr”
Le dune sabbiose che circondano la Grande Oasi del Kemìr, a nord delle Cinque Terre, accolgono un valoroso Conte Kèf, in visita alla sua sovrana. La donna dai mille poteri, infatti, ha appena subito un grave lutto.
Mentre le antiche scritture di Fanzàgo continuano a delineare gli accadimenti delle Terre, indicando colpevoli e caldeggiando soluzioni, il conte e la Regina Dilaila devono affrontare un male mai veramente sopito.
Proprio quando un amore nasce dalle ceneri di un altro, i Dervisci dell’oasi prevedono per la straordinaria donna un viaggio nelle profondità di se stessa, viaggio che la condurrà, secondo un’antica ballata, nel mondo dal quale il suo sangue proviene.
Intanto, a New York è la vigilia di Natale. Nella frenesia di quella caotica e fredda giornata, Dilaila raggiunge un uomo di cui conosce ogni cosa. Solo lui può aiutarla a ritrovare una preziosissima ametista dai poteri sconfinati…
La pietra sarà in grado di fermare veramente il male?
Che ne sarà di Harm?
Quali conseguenze avrà l’azione del vecchio druido, fra le nevi perenni del Courter?
Le Signore lasceranno che tutto accada senza intervenire?
E la Fede, in questo finale di serie, esigerà ancora prove e sacrifici per portare all’Amore chi la persegue?
Chi sarà, questa volta, a scoprirne le profondità?
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Introduzione alla lettura della
Trilogia di Harm
A molti anni – troppi per il lettore – dalla sua prima stesura e dalla prima pubblicazione del primo romanzo che compone la serie, ecco finalmente disponibili tutti e tre i volumi della fantastica Trilogia di Harm: Il Fuoco Freddo di Harm, Le Signore dell’Acqua e La Luna Viola del Kemìr.
L’autrice non si è risparmiata in questo immane lavoro che l’ha tenuta alla scrivania per anni, ma lo ha caricato di amore e saggezza, di rispetto per il lettore, di ogni suo sapere, di tutti gli argomenti a lei cari, di doni infiniti per il pubblico. E’ un tripudio di simboli, di calcolo creativo, un’esposizione magica di ricerca ed eleganza, perché per lei, le ore di studio, di correzione, di affinamento, non sono qualcosa ritenuto superfluo.
Molte sono le serie fantastiche che hanno preso piede nel mondo editoriale, cinematografico e televisivo degli ultimi anni; la Trilogia di Harm s’inserisce in modo differente in questo filone, senza battaglie epiche, senza violenza e sangue, ma con una maggiore ricchezza di contenuti, messaggi e spiritualità.
Questo è il punto di forza dell’opera: essere essenziale, ridotta, cioè, all’essenza delle cose. Ciò è dovuto alla capacità di Maura Tesconi Greco di Valdina di proporre al lettore le proprie storie in sordina, mascherate da fiaba, chiedendogli quasi scusa se, nonostante i tentativi di limitare l’effetto prorompente e pervasivo della sua scrittura, ciò che egli leggerà gli cambierà la vita per sempre…
La Trilogia di Harm è, infatti, letta nel suo insieme, intrisa di una forza inaudita: la prerogativa dell’essenziale, della sintesi, affidata magistralmente all’uso consapevole e autorevole del simbolo e dell’allegoria.
Ecco che le Signore dagli strani poteri, eteree e surreali, i Sette Saggi di Harm, il Mago della Valle dell’Eco con il suo pianoforte, Esa Grinsa druido millenario che dimostra solo trent’anni, le creature demoniache, la vecchia e perfida Shawnee con i suoi poteri di morte e la sua flemma leggendaria, gli animali muta forma, i falchi e gli unicorni, gli scenari stupefacenti del Fuoco Freddo e della Polla dell’Acqua Tiepida, le terre spezzate sul nulla, il Sole Azzurro, i Boschi del Pianto e il Mare del Riso, i calici di roccia, l’Acqua dell’Eterna Giovinezza, le saette azzurre del potere di Harm e i voli della mente dei personaggi di Fanzàgo, elementi che altrove sarebbero il punto di forza, e da soli riempirebbero migliaia di pagine e affascinerebbero il pubblico come meraviglie sublimi, in questa opera sottile si piegano a simboli ben più semplici, proposti sottovoce, agli anelli dal valore inestimabile, alle brocche di vetro marrone, alle pergamene e ai sigilli, alle danze dei Dervisci, alle armi inaudite, alle porte da decifrare, alle costruzioni emblematiche e ai Tarocchi, alle antiche scritture, agli indovinelli, ai giochi di parola e alle vecchie ballate.
Ma non bastava ancora per l’autrice, e anche quei simboli, a loro volta sufficienti a riempire saghe, si piegano ai personaggi femminili, a Blyss, a Crissi, a Verna, a Dilaila, magnifiche donne dai lati fragili e la forza indomita, emblemi di un’antica femminilità ferita, e si piegano ai personaggi maschili, a Jack, ad A.J., a Roger, a Michael, scrittori, detective, ladri e consiglieri. E il tutto si piega all’amore.
Una serie di vicende inizia a New York nel 1985 e finisce in Italia nel 1994, portando il lettore avanti e indietro dalla Terra alla dimensione remota delle Cinque Terre, dove il tempo scorre in modo diverso, dove ogni cosa segue leggi a noi quasi sconosciute, dove la natura e la magia permeano di energia ogni esistenza. Il lettore viene coinvolto in lunghi viaggi, in un andirivieni continuo di fughe, drammi, prove, omicidi, sacrifici, tranelli, prodigi, ricerche e lutti, tanto che quella serie di vicende, prima di tutto e soprattutto, diventa la vicenda dell’individuo che trova nel viaggio della vita gli elementi di crescita per la sua coscienza.
Tutto ciò non può che rendere questa trilogia un’opera totalmente spirituale. E come tale l’autrice stessa l’ha ideata e la propone.
Al termine della lettura, il meccanismo dei manoscritti tradotti dall’autrice, la forma e lo stile che ci avranno deliziato ed emozionato, non saranno più importanti; al termine della lettura, gli strani mondi, i palazzi e le città, i boschi e le foreste, i deserti e i villaggi, i quartieri cinesi e i padiglioni dell’oasi, e perfino la fortezza tra le vette innevate del Courter, si perderanno nel ricordo di quella catena di simboli eccellenti che, a loro volta, dovranno lasciare il posto al ricordo dei messaggi di virtù, ai significati emblematici persi in un gioco di cofanetti cinesi, nei colpi di scena finali, e nel climax delle loro forme. Finché tutto, ma proprio tutto, infine, si piegherà alla fede.
Insomma, nella Trilogia di Harm è riposto il compendio della natura umana, intrisa del suo contrario, inasprita dalle occasioni nelle quali il lettore, secondo il comune sentire, vorrebbe cambiare gli avvenimenti, per scoprire poi, come in ogni opera dell’autrice, che tutto è, invece, esattamente come deve essere, voluto e calibrato fin dal principio da lei, così come la vita umana è concepita e calibrata fin dal principio… altrove.
Presentazione a cura dello staff promozionale dell’Autrice
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